IL MASCHIO

Lei lo stava fissando negli occhi mentre lui li teneva bassi, osservava perplesso quel “coso” spenzolante che si sarebbe voluto strappare con le sue stesse mani. L’avrebbe così definitivamente sradicato da quel corpo e quella mente ai quali il “coso “non prestava più ascolto. Esso, l’infame, il bastardo, qul gran figlio di puttana, se ne stava lì, a metà strada tra l’incuriosito e l’indifferente. Il maschio ferito finalmente alzò lo sguardo afflitto, demoralizzato, la osservò ma in realtà non riusciva a vedere niente, non riusciva nemmeno a sentire le sue parole piene di comprensione intermezzate da imbarazzanti colpetti di tosse. ora era lei che giocava il ruolo più importante, ora stava a lei rincuorare l’amante sconfitto non da un rifiuto, ma da un cazzo moscio e si vergognava come un verme fosse proprio il suo. Lentamente si infilò le mutande, anzi che dico, gli slip, quelli stretch che mettono ben in evidenza le forme che però non prendevano più forma. Non era la prima volta che succedeva. Poi, seduto sul letto che sapeva di sesso non consumato si infilò i jeans, quelli un pò strappati molto trandy che costano dieci volte di più di quelli aggiustati, di quelli senza strappi e senza D&G. Lui, alto, moro, con gli occhi così neri da farti svenire e venire in un secondo, ci ha sempre tenuto al suo look, fin da ragazzino. Andava alle medie e già aveva lo zainetto all’ultima moda; poi, alle superiori, fu il primo a presentarsi con lo scooter; ma mica uno scooter pur che sia, lui aveva quello cromato, supeaccessoriato, catalittico quando ancora la rossa te la potevi bere come fosse brunello di Montalcino! All’unvesità si presentò talmente muscoloso e abbronzato (niente lampada, per carità,sole dei caraibi, quello invernale che là è il massimo!) che al primo esame gli bastò invitare l’assistente a cena per trovarsi con un magnifico 30 da far lacrimare mamà e sbrodolare d’orgoglio pà.
Per non parlare delle conquiste: è sempre stato facile per lui avere la ragazza, ma mai una qualunque, avevano tutte qualcosa di speciale, ed in comune avevavo la bellezza; erano fiori di ragazze. Ma arrivò quel giorno, all’inizio pareva uno come tanti, ricordandoselo rivide ciò che aveva fatto: lavoro, palestra, niente alcool, cibo leggero…eppure…cosa non funzionò quel giorno? Il suo uccello, ecco cosa non funzionò. Quella serata iniziò alla grande, si era trovato a casa di Betty, la biondina che piaceva da sempre al suo amico Luigi, un vecchio compagno di Università; va bè ma ormai anche Luigi si era rassegnato; la Betty a lui non l’avrebbe mai data, quindi non fu una tragedia per nessuno quando i due amanti si trovarono nudi pronti a consumarsi di sesso…lei era morbida e succosa e lui non vedeva l’ora di possederla ..ma fu allora che si accorse di quel calo di tono da far vergognare anche un maniaco masturbatore.Si rivestì in fretta, quella volta, e da allora non si rividero più se non per il matrimonio; il Luigi non è un tipo che porta rancore, così decise di infilare anche il suo nome nella lista degli invitati.
Questa volta invece per rivestirsi pareva una moviola, ad infilarsi i jeans ci mise qualcosa come una mezz’ora, durante quel tragitto che partiva dalle dita dei piedi per arrivere all’inguine e anche un pò più sù, capì che per lui era finita, in quell’attimo si accorse che non erano più casualità, non era stanchezza, stato influenzale o tutte le altre puttanate che si era raccontato per dare una spiegazione che sapesse di logico a questo fatto. Ora una parola gli balenò veloce e feroce nella mente : IMPOTENTE.

IL MASCHIOultima modifica: 2004-01-21T13:07:44+01:00da marinaiosono
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