LA COLPA

“Non è colpa mia”…Già, ha sempre avuto l’esigenza di giustificarsi, di aggrapparsi a qualunque scusa, anche la più patetica, pur di discolparsi.
Nora si è sempre sentita paralizzare di fronte a un’ accusa, è sempre stato così, almeno lo è fin dove arriva la sua memoria. Era solo una bambina quando cercava rifugio sotto al tavolo, in mezzo alle gambe delle sedie; le parevano le gambe di un gran varietà, tutte allineate,composte, lunghe e sottili. Nora con l’indice e il medio mimava passi di danza e creava piccoli spettacoli nel suo teatrino. Solo così riusciva a evadere da quel peso che ancora non capiva cosa fosse. Era il suo mondo parallelo, quello felice e spensierato di una bambina, quando in realtà bambina non è mai riuscita ad esserlo. “Sei una stupida, sempre lì a fantasticare, non ti rendi conto di quanto tua mamma soffre….vai di là a farle compagnia e vieni fuori da lì sotto…..” Nora improvvisamente spense le luci del palcoscenico e si trovò nel tetro buio della sua anima. Papà ha ragione, mamma non può alzarsi, e io sto qui…sono cattiva.
Si mise a carponi e uscì dal labirinto magico per addentrarsi nella stanza della madre….
Buio, odore di chiuso e medicine e una debole mano protesa verso di lei. “Ciao mamma, sono qui…posso aiutarti?” Iniziava sempre così la piccola Nora quando si trovava davanti a lei, ma tanto sapeva che non vi sarebbe stata risposta se non quel lieve sorriso che faticava a distinguere dalle consuete smorfie di dolore.
Stava lì, ore e ore in silenzio, tenendole la mano o allungandole un bicchiere d’acqua. Nel buio della stanza a volte Nora si assopiva e mentre stava per lasciarsi andare ad un sogno fantastico, veniva violentemente riportata alla realtà dal flebile pianto della madre…la pugnalata lacerante di un’impotenza straziante.
Nora trascorse la sua infanzia e la sua adolescenza così, tra il buio e la fantasia, tra il pianto e il conforto, tra attimi di improvvisa guarigione e repentina ricaduta. Sollievo, illusione e un’altra disperazione, la millesima o forse di più. Mamma è malata, diceva alle sue compagne di scuola, non si può studiare a casa mia. Sì, Nora non poteva chiamare le amichette e così qualche volte andava lei da loro. Quelle case le parevano incredibilmente luminose, rumorose, si poteva far schiamazzo, ridere, tenere le tapparelle alzate,e quelle mamme a sfornare torte.. lei guardava con una sensazione di diversità che la faceva sentire straniera dalla sua esistenza. Quante mamme ha desiderato fossero la sua, o meglio, quante volte ha desiderato che la sua mamma fosse come loro. Ma lei aveva una mamma diversa. La sua è malata. Fu al liceo che conobbe Andrea, quinta c , sorridente, riccio, alternativo e pazzamente innamorato. Fu l’estate del ’73 che la trascorse tra la camera di sua madre e il cesso: lui stava sotto, nel cortile di casa. Passava interi pomeriggi in attesa che la sua bella si affacciasse, le sorridesse e durante quei pomeriggi comunicavano con messaggi scritti sulla carta igienica; lei glieli buttava racchiusi da una molletta da bucato; la stessa che usava lui per spedirgli i suoi, messi poi in ascensore. “Vigor!, le scriveva. Era la marca di un prodotto rigeneratore di quei tempi.
Cresceva la fanciulla, e maturando maturava anche quell’inquietante senso di colpa il quale le impediva una gioia profonda, una felicità mai provata. Era una voce maledetta quella che le soffocava le risate, la vocina stridula che diceva:”Tu ridi quando lei soffre, come puoi…”E così le sue risate le si strozzavano in gola facendole salire un sottile senso di amaro disgusto.
Compì ventisei anni lo stesso giorno che decise di accettare quel lavoro lontano da casa. E’ sempre stata impulsiva,e lo fu ancor di più quella volta. Preparò qualche valigia e con la Panda rossa fiammante si lanciò su quell’autostrada assolata con l’infinito dell’ignoto davanti a sé La musica roca del musicassette l’accompagnò per tutto il viaggio…Vasco cantava, e lei con lui:

Ci fosse stato
un motivo per stare qui
ti giuro sai
sarei rimasto sì
son convinto che se
fosse stato per me
adesso forse sarei laureato
e magari se “lei”…
fosse stata con me
adesso….
… sarei sposato!

Se fossi stato,
ma non sono mai stato così
insomma dài
adesso sono qui!
Vuoi che dica anche se
soddisfatto di me
in fondo in fondo non sono mai stato
“soddisfatto” di che
ma va bene anche se
qualche volta mi sono sbagliato…

Liberi liberi siamo noi
però liberi da che cosa
chissà cos’è?…….
chissà cos’è!
Finché eravamo giovani
era tutta un’altra cosa

chissà perché?…….
chissà perché!
Forse eravamo “stupidi”
però adesso siamo “cosa”…
che cosa…. che?….. che cosa… se!..?…
“quella voglia”, la voglia di vivere
quella voglia che c’era allora…
chissà dov’è! ……..
chissà dov’è!?

Che cos’è stato
cos’è stato a cambiare così?
mi son svegliato ed era tutto qui….
vuoi sapere anche se
soddisfatto di me
in fondo in fondo non sono mai stato
“soddisfatto” di che
ma va bene anche se….
se alla fine il passato è passato!

Liberi Liberi siamo noi
però liberi da che cosa
chissà cos’è…. chissà
cos’è!
… e la voglia, la voglia di ridere
quella voglia che c’era allora
chissà dov’è?!…. chissà
dov’è!
Cosa diventò, cosa diventò
quella “voglia” che non c’è più!

Cosa diventò, cosa diventò
che cos’è che ora non c’è
più!

Cosa diventò, cosa diventò
quella “voglia” che avevi in più.

Cosa diventò, cosa diventò
e come mai non ricordi più…..

LA COLPAultima modifica: 2004-03-09T12:23:34+01:00da marinaiosono
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4 pensieri su “LA COLPA

  1. …ti ho mandato una mail con una serie di spiegazioni che non posso rendere pubbliche, qui, a tutti…mi piace invece il fatto che ti stai facendo prendere dalla narrativa, e che generi “io narranti” sempre diversi. ciao,antonio-me dicineman.

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