GENTE DI PLASTICA

Sabato sera a Milano Marittima. Anni che non mi buttavo tra quella mischia.Ero in pool position, tra quelli che contano, contano i loro soldi, contano gli anni che passano contano le righe di coca e le scopate a pagamento. Contano di contare.E molti tra quelli sono solo spiccioli, mance senza valore.Sabato sera al Pacifico, ristorante vip attiguo alla discoteca dei calciatori, delle aspiranti veline, di strafighe addobbate come alberi di Natale, maschi super abbronzati, infisicati, tirati a lucido. Portafogli traboccanti. In questo locale extra lusso vige la regola di cenare a suon di musica assordante. Impossibile parlare con chi ti è affianco, impossibile ascoltare i camerieri che girano con auricolari come fossero buttafuori. Il dee jey propone la peggior musica del mercato italiano, da “Figli delle stelle” a “Ufo robot” e sta gente anziché parlare amabilmente davanti a un buon calice di Refosco, mentre ingurgita un boccone senza identità, urla in coro le canzonette fino a ballare sui tavoli tra le portate non terminate, tra code di rospo lasciate lì a finire tra la spazzatura.Ragazze rifatte che a 20 anni ne dimostrano 40 e quarantenni che altrettanto rifatte tentano pateticamente di dimostrarne 20. Una desolazione infinita. Donne che ostentano senza pudore seni rifatti,capezzoli che fanno capolino da scollature vertiginose;  non c’è pudore nel mostrare cose, è vero. Un seno di plastica è un oggetto da mettere in mostra, un investimento che non va nascosto, anzi!Stavo ad osservare questa gente con un gran dispiacere per loro e per me, mi doleva che trovasse divertente farsi lobotomizzare in modo così sfacciato. Ora non solo non si comunica nelle discoteche, ma si è scovato il modo per non farlo nemmeno a cena! Ma che roba!Con un cameriere che aveva notato la mia faccia sbigottita, tra una Raffaella Carrà e una Paola e Chiara gli tentavo di dire che io faccio ancora parte della generazione in cui si gusta la cena a lume di candela; costui guardandomi con meraviglia mi ha detto della pena che gli facevano tutte quelle persone e del vuoto di quelle vite, che, tolte da quell’ambiente, non si sentono nessuno.Il locale era imballato di gente, con lo scorrere del tempo erano tutti invasati ed eccitati, tantissime ragazze ballavano sui tavoli muovendosi sensualmente a suon di una danza che non aveva nulla di sensuale. Altre erano attaccate al cellulare e io mi domandavo come potevano stare al telefono con tanto trambusto, che udito fino dovevano avere!Finalmente la serata era giunta a termine, uscita a gomitate dal locale mi rimbombava la testa, le orecchie ronzavano fastidiosamente, e, peggio del peggio, non mi ero resa assolutamente conto di ciò che avevo mangiato. Ho preso atto che cenare con tanto fracasso, tutto mi si era alterato, anche il senso del sapore.Peccato, pensare che la cena sarà costata almeno 80 euro…scusate signori se non ho apprezzato l’invito.

GENTE DI PLASTICAultima modifica: 2007-04-23T13:45:00+02:00da marinaiosono
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4 pensieri su “GENTE DI PLASTICA

  1. Credo che anch’io mi sarei sentita un pesce fuor d’acqua la’ in mezzo. E hai ragione sai, mi sento spesso un pesce fuori dall’acqua. C’è una dannazione peggiore però: essere costrette ad ammiccare a rifarsi, a vestire alla moda, essere costrette a divertirsi, ad avere l’ultimo modello di cellulare, a rincorrere il tempo con il botulino per cercare una sicurezza che non si è mai avuta. Grazie, davvero.

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